La Prima Guerra Mondiale

I GOVERNI DI GIOVANNI GIOLITTI

Giolitti I (maggio 1892 - dicembre 1893)

Il periodo giolittiano inizia con la crisi del governo Crispi, messo in minoranza nel febbraio 1981 a seguito di una proposta di legge di inasprimento fiscale. Dopo un breve governo liberal-conservatore guidato dal marchese Di Rudinì (6 febbraio 1891 - 15 maggio 1892), Giovanni Giolitti, che apparteneva ancora al gruppo crispino, venne nominato Primo ministro il 15 Maggio 1892.
La crisi economica aveva portato ad un aumento del costo di prima necessità portando la popolazione a manifestare e protestare in numerose piazze italiane. In questo contesto Giolitti si oppose all'uso della forza per reprimere i moti di piazza, le voci che lo volevano sostenitore di una tassa progressiva sul reddito e lo scandalo della Banca Romana travolsero il governo Giolitti. Le voci di tassazione progressiva sui redditi fecero perdere i consensi dei cedi borghesi e dei proprietari terrieri che vedevano minacciati i proprio interessi economici e le false accuse di aver coperto le irregolarità fiscali della Banca Romana costrinsere Giovanni Giolitti a dimettersi il 15 dicembre 1893.

Giolitti II (novembre 1903 - marzo 1905)
Opponendosi alla ventata reazionaria di fine secolo dalle file della Sinistra, Giovanni Giolitti torna al governo il 3 novembre 1903. Il passaggio dal gruppo crispino alla sinistra agevolò Giolitti nel conciliare gli interessi del proletariato emergente con quelli della borghesia, la politica che si era proposto già nel suo primo mandato. In quest'ottica fu il primo che rivolse ad un conigliere socialista, Filippo Turati. Giolitti offrì a Turati una carica da ministro, che però rifiuto a causa delle pressioni della corrente massimalista.
Il secondo governo Giolitti varò norme a tutela del lavoro infantile e femminile e su tematiche sociali quali invalidità, infortuni e vecchiaia. Le cooperative cattoliche e socialiste furono ammesse nelle gare di appalti e fu data indicazione ai prefetti di usare una maggiore tolleranza verso gli scioperi apolitici.
Il secondo mandati di Giolitti fu caratterizzato dall'apertura ai socialisti e dal tentativo di estendere il consenso nei riguardi del governo alle aree popolari e operaie grazie a una retribuzione salariale migliore, la quale avrebbe garantito un migliore tenore di vita. Secondo Giolitti tenere i salari bassi avrebbe inoltre penalizzato il mercato che avrebbe avuto una sovrapproduzione di beni. Rimasero esclusi da questo miglioramento di condizioni sociali i lavoratori meno qualificati concentrati maggiormente nelle regioni meridionali.
Importanti provvedimenti furono anche presi nel campo delle infrastrutture, nazionalizzando la rete ferroviaria e la realizzazione del traforo del Sempione e nel campo economico mirando alla sviluppo economico attraverso una stabilità monetaria.

Giolitti III (maggio 1906 - dicembre 1909)

L'8 febbraio 1906 Giolitti insiedò il suo terzo governo a seguito della caduta del governo Fortis. In un periodo di congiuntura economica positiva dovuta alla stabilità monetaria che caratterizzò i primi anni del Novecento l'Italia vide comparire il fenomeno dell'emigrazione, dovuta sia dai dissenti economici che disastri naturali come l'eruzione del Vesuvio nel 1906 e il terremoto che devastò Messina e Reggio Calabria nel 1908. Giolitti non si ostacolo al comparire di flussi di emigranti verso altri stati.
Nel terzo governo, Giolitti continuò le politiche dei suoi primi due mandati e favorì lo sviluppo dell'industria pesante, ancora arretrata rispetto al resto dell'Europa a causa della mancanza di capitali da utilizzare per svilupparla. Giolitti, utilizzo uno stratagemma rischioso, la conversione della rendita nazionale dal 5% al 3,5%. Questa operazione poteva generare panico tra i creditori dello Stato, ma ebbe successo: le richieste di rimborso furono limitate. In pratica di ebbe una generale diminuzione del costo del denaro che permise di ottenere denaro a tassi di interessa più vantaggiosi. La diminuzione dei tassi di interesse consentì inoltre allo Stato di risparmiare sui debiti che doveva pagare, risparmi che fu girato a favore dell'industria.
In questi anni si porta al completamento la nazionalizzazione delle Ferrovie e proposta la nazionalizzazione delle assicurazioni.

Giolitti IV (marzo 1911 - marzo 1914)
Nel quarto governo Giolitti tentò di coinvolgere al governo il Partito Socialista, che rifiutarono ma comunque votarono a favore. Il programma del governo prevedeva la nazionalizzazione delle assicurazioni sulla vita e l'introduzione del suffragio universale. Tematiche di notevole impatto sociale che furono realizzate anche se dal suffraggio rimanevano ancor escluse le donne.
Nel settembre del 1911, dietro a crescenti spinte nazionaliste Giolitti diede inizio alla guerra di Libia, conflitto che divise il Partito Socialista e lo allontanò dal governo in maniera irrimediabile.


Giolitti V (giugno 1920 - luglio 1921)
L'ultima governo di Giolitti si insedia nel giugno 1920, durante il biennio rosso (1919-1920). Le frequenti agitazioni socialiste spinsero Giolitti ad appoggiarsi alle squadre fasciste, credendo che la loro violenza potesse essere in seguito rientrare all'interno del sistema democratico.

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