La Prima Guerra Mondiale
GAVRILO PRINCIP
Gavrilo Princip apparteneva ad un gruppo di militari, tra i quali si distinse per il suo estremo nazionalismo serbo-bosniaco.
Il 28 giugno del 914, assassinò a Sarajevo l’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria, erede al trono dell’Impero austro-ungarico, insieme a sua moglie, la Contessa Sophie.
L’attentato rappresentò la causa scatenante del primo conflitto mondiale.
Durante il soggiorno a Belgrado nel 1912, Princip divenne membro del gruppo serbo “Giovane Bosnia”, che propugnava l’annessione della Bosnia alla Serbia.
L’attentato vide la partecipazione anche di altri suoi 5 compagni. Il gruppo era armato di pistole e bombe, fornite da una società segreta, chiamata “Mano Nera”, che aveva anche molti sostenitori tra gli ufficiali serbi ed i funzionari del governo.
L’arma utilizzata per l’assassinio da parte di Gavrilo Princip fu una pistola semi-automatica Browning M 1910 calibro 7.65x17mm.
I proiettili sparati colpirono l’arciduca Francesco Ferdinando al collo, mentre la moglie fu ferita mortalmente allo stomaco.
Dei 7 attentatori, la polizia riuscì ad arrestare solo Gavrilo Princip e l’amico Nedeljko C(abrinovic'. Gli altri non ebbero l’opportunità di entrare in azione, e riuscirono a dileguarsi.
Una volta arrestato, Princip tentò di suicidarsi. Prima provò a farlo ingerendo del cianuro, la seconda volta sparandosi con la sua pistola. Nessuno dei due tentativi andò a buon fine. La prima volta vomitò il veleno, come successe anche a C(abrinovic', mentre la pistola venne allontanata prima che potesse sparare un altro colpo.
All’epoca dell’attentato Princip, ancora diciannovenne, era troppo giovane per poter subire la condanna a morte, quindi l’assassinio gli costò solo 20 anni di prigione.
Ne trascorse solo 4, in pessime condizioni nella prigione di Terezín, finché morì di tubercolosi, il 28 aprile del 1918 all’età di 23 anni.
Le opinioni storiche su Princip furono per moltissimi anni discordanti.
Nella storia serba Gavrilo Princip viene considerato alla stregua di una sorta di eroe nazionale, per aver cercato di liberare il proprio popolo dalla dominazione austro-ungarica. Ancor oggi si ancor ricorda una sua frase detta durante il processo: “Noi amavamo il nostro popolo”.
Al contrario, gli austriaci lo considerano ancora come un vile terrorista assassino.
La valutazione più diffusa, comunque, è che fosse semplicemente un mero esecutore, piuttosto che il vero ideatore e diretto responsabile della morte dell’arciduca austro-ungarico.




