La Prima Guerra Mondiale
GABRIELE D'ANNUNZIO E LA PRIMA GUERRA MONDIALE
Poeta e drammaturgo italiano, Gabriele D'Annunzio rappresenta nella memoria collettiva, oltre che un eroe di guerra, un importante simbolo del decadentismo.
Oltre ad una prestigiosa carriera letteraria, conseguì diversi successi anche in politica.
Gabriele D'Annunzio nacque a Pescara, il 12 marzo del 1863. Suo padre, facoltoso commerciante dedito ad una vita dispendiosa, dissipò nel giro di pochi anni il patrimonio di famiglia. L’aspetto esuberante ed edonistico del padre influenzò molto la sua personalità.
A Roma, dove senza portare a termine gli studi condusse una vita sontuosa, ricca di amori e di avventure, ebbe numerose collaborazioni letterarie con personaggi colti ed illustri.
Sfruttando il mercato librario e giornalistico intorno alle sue opere spettacolari, il giovane
Gabriele D'Annunzio divenne presto una figura di primo piano delle vita culturale e mondana romana. I 10 anni trascorsi a Roma furono determinanti per la sua formazione e, soprattutto, per il suo stile letterario. Qui si formò il nucleo centrale della sua visione del mondo.
Gabriele D'Annunzio seppe conciliare perfettamente uno stile giornalistico esuberante, raffinato e virtuosistico, con gli stimoli provenienti dall’opposizione centro/periferia, natura/cultura.
Il suo gusto per l’ostentazione della bellezza e del lusso non passava certo inosservato.
Si dovette adattare al giornalismo più che altro per esigenze economiche. Nel 1883, infatti, quello con Maria Hardouin, duchessa di Gallese, fu un matrimonio di riparazione, da cui però nacquero tre figli: Mario, Gabriellino e Veniero.
La vita di Gabriele D'Annunzio fu incentrata sulla contrapposizione di dei valori più alti ed eterni con la volgarità e la grettezza.
Pensava al passato come ad un modello assoluto di vita e di bellezza. Viveva la realtà del presente con disprezzo, come emerge chiaramente da un tratto de “Le Vergini delle Rocce”.
“Vivendo in Roma, io ero testimonio delle più ignominiose violazioni e dei più osceni connubii che mai abbiano disonorato un luogo sacro. Come nel chiuso di una foresta infame, i malfattori si adunavano entro la cerchia fatale della città divina dove pareva non potesse novellamente levarsi tra gli smisurati fantasmi d’imperio se non una qualche magnifica dominazione armata d’un pensiero più fulgido di tutte le memorie [...] La cupola solitaria nella sua lontananza transtiberina, abitata da un’anima senile ma ferma nella consapevolezza dei suoi scopi, era pur sempre il massimo segno, contrapposta a un’altra dimora inutilmente eccelsa dove un re di stirpe guerriera dava esempio mirabile di pazienza adempiendo l’officio umile e stucchevole assegnatogli per decreto fatto dalla plebe.”
Nel 1897 ebbe inizio la sua esperienza politica, vissuta anch’essa in un modo assolutamente soggettivo e clamoroso. Eletto deputato della Destra, passò in breve nelle file della Sinistra, con la sua celebre affermazione: “Vado verso la vita”.
Nel medesimo anno conobbe Eleonora Duse. Per vivere accanto alla famosa attrice si trasferì nei dintorni di Firenze, a Settignano, dove acqustò la villa “La Capponcina”, trasformandola in un monumento del gusto estetico decadente.
Il suo amore per la trasgressione ed il successo lo portò dal 1885 ad abbandonare il modello carducciano. Fu così che conobbe Baudelaire, Guy de Maupassant, Max Nordau e Joris-Karl Huysmans, la cui influenza si evince chiaramente dalle opere del poeta.
Nel 1919, organizzò il famoso colpo di mano para-militare, guidando una spedizione di volta all’occupazione di Fiume, che le potenze alleate non avevano assegnato all’Italia.




