La Prima Guerra Mondiale

FRANCESCO BARACCA

Francesco Baracca fu un vero e proprio asso dell’aviazione italiana.

Nel corso della Grande Guerra, Baracca partecipò a 63 combattimenti aerei, abbattendo 34 velivoli nemici.

Il teatro della sua prima vittoria aereo fu il cielo di Gorizia. Dopo parecchi minuti di ingaggio, con una cabrata riuscì a portarsi in coda al velivolo avversario, scaricandogli addosso 45 colpi e facendolo precipitare al suolo.

Francesco Baracca atterrò nei pressi dello schianto, per sincerarsi delle condizioni del nemico e congratularsi con lui per il combattimento. Egli infatti sosteneva: “è all’apparecchio che io miro non a l’uomo”.

Francesco Baracca morì durante una missione di mitragliamento a bassa quota, molto probabilmente abbattuto da un colpo di fucile sparato da terra.

Di recente, è stata avanzata una tesi secondo la quale Baracca si sia suicidato, altri sostengono invece che sia stato abbattuto da un pilota austriaco. In ogni caso, sono entrambe supposizioni: nessuna delle due ipotesi si avvale di dati certi e concreti.

L’insegna personale di Baracca era il celebre cavallino rampante, sul cui colore esatto esiste un piccolo mistero. Sembra che quello fosse il rosso, tratto per inversione dallo stemma del 2° Reggimento “Piemonte Reale Cavalleria”, a cui Baracca apparteneva, e che, in seguito alla sua morte, il nero venne invece adottato in segno di lutto dai suoi compagni di squadriglia.

Alcuni anni dopo il termine della Grande Guerra, nel 1923, la madre di Francesco Baracca donò l’emblema del cavallino rampante ad Enzo Ferrari, che decise di adoperarlo come ornamento per le vetture della ditta che Ferrari fondò subito dopo la Seconda Guerra Mondiale.

L’attuale ex aeroporto militare, con sede a Centocelle (Roma), porta ancora oggi il suo nome, ed è inoltre la sede dello CSA e del COI.

Anche il 9° Stormo Caccia dell’Aeronautica Militare Italiana, con sede a Grazzanise (CE), porta il suo nome ed emblema, che è anche presente negli stemmi dei Gruppi Caccia 10° e 12°.


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