La Prima Guerra Mondiale
LA MOBILITAZIONE DELLA STAMPA
“Senza i giornali l’intervento dell’Italia forse non sarebbe stato possibile”
Antonio Salandra
Nel pieno contrasto tra interventisti e neutralisti sul tema dell’ipotetica entrata in guerra da parte dell’Italia, Antonio Salandra, Presidente del Consiglio dal 1914 al 1916 sottolineò il ruolo determinante giocato dalla stampa a favore della parte interventista.
Ad incitare le masse verso l’entrata in guerra contribuì con insistenza anche Gabriele D’Annunzio, facendo incendiare gli animi con la sua retorica vibrante e l’ardore che lo contraddistinguono. A Genova, durante un suo discorso pubblico, egli affermò quanto segue.
“Ebbene sì, compagni, porto un dono di vita e un annuncio di vittoria. Se vi fu tal romano che recava nel seno della toga la pace e la guerra, da scegliere, non v’è più scelta per noi. Ve lo dico già in questa prima ora, in questa notte di veglia. E vi dico che tanto la nostra guerra è giusta, da non potersene recare il pegno se non con le nostre mani velate, come delle cose più sacre usavano i padri nostri”.
Durante l’arringa al popolo romano, che tenne nella capitale il 13 maggio del 1915, denuncia le frustrazioni e l’impotenza sociale, appellandosi agli italiani come a giustizieri e salvatori di una patria moralmente corrotta.
“Non ossi, non cenci, non baratti, non truffe. Basta! Rovesciate i banchi, spezzate le false bilance!Stanotte pesa su di noi il fiato romano; stanotte pesa su di noi la legge romana…” Le nostre sorti non si misurano con la spanna del merciaio, ma con la spada lunga. Però col bastone e col ceffone, con la pedata e col pugno si misurano i manutengoli e i mezzani, i leccapiatti e le leccazampe dell’ex cancelliere tedesco che sopra un colle quirite fa grosso Giove trasformandosi a volta in volta in bue terreno e in pioggia d’oro.
[…] Non una folla urlante, ma siate una milizia vigilante”.
Vilfredo Pareto, economista, matematico, nonché autore di un trattato di sociologia noto a livello internazionale, sosteneva che solo una grande guerra avrebbe potuto arrestare l’avvento del socialismo “che già sta corrodendo le basi dell’impero russo”.
Prezzolini, brillante scrittore dell’epoca, affermava:
“Sarebbe vergognoso che ‘unico socialismo in Europa a rifiutare le armi fosse quello italiano, quando l’andata al campo di tutti gli altri gli concede il più largo proscioglimento dagli obblighi di fratellanza. Ma io non so immaginare un Mussolini rifiutare di battersi contro l’Austria e credo che finito l’ultimo comizio per la neutralità, i socialisti faranno il loro dovere ”.
Giovanni Gentile e Benedetto Croce concordavano nel ritenere che la guerra non fosse un conflitto tra un determinato numero di stati, né tra tendenze o forze politiche, ma “qualcosa di più”.



