La Prima Guerra Mondiale

LE CRISI BALCANICHE

A determinare il quadro politico prima dell'inizio della Prima Guerra Mondiale, un ruoso detrminate fu dato dalle crisi balcaniche e dai rapporti tra l'impero Austro-Ungarico l'Impero Turco e la Serbia. Tra il 1875 ed il 1876, l’Erzegovina e la Bulgaria si rivoltarono contro la Turchia.

Nel 1877 la Russia intervenne dichiarando guerra alla Turchia. L’anno seguente il conflitto terminò con la Pace di Santo Stefano. Nacque così un vasto stato bulgaro, sotto la tutela della Russia. Il Congresso di Berlino, tenutosi nello stesso anno, stabilì quanto segue:

• l’indipendenza della Serbia, del Montenegro, della Romania e di parte del territorio bulgaro;
• l’autonomia della Bosnia-Erzegovina, la cui amministrazione temporanea venne concessa all’Austria

Nel 1908, l’impero turco subì una forte crisi, provocata dalla ribellione dei Giovani Turchi contro il Sultano. L’Austria colse allora l’occasione per annettere la Bosnia-Erzegovina al proprio territorio. L’Italia non ottenne invece alcun compenso, ed anche le aspirazioni della Serbia furono deluse.

I conflitti e le crisi balcaniche

Tra il 1912 ed il 1913 si svolse la guerra turco-balcanica, che vide coinvolse la Grecia, la Bulgaria, la Serbia ed il Montenegro, impegnati a sottrarre la Macedonia all’impero ottomano.

Il 17 ottobre del 1912 iniziarono le operazioni militari ed, in soli 25 giorni, gli ottomani vennero sconfitti. Le truppe bulgare raggiunsero il Mar di Marmara e l’Egeo, poi assediarono la fortezza di Odrin, l’Adrianopoli.

Le truppe greche, serbe e montenegrine, sostenute dai reparti bulgari, conseguirono grandi successi sui fronti della Macedonia, dell’Epiro e dell’Albania. La Turchia, dopo aver subito la sconfitta, chiese la pace.

Con la Pace di Londra, l’Austria e la Germania riuscirono a togliere alla Serbia la costa adriatica, appena conquistata, creando il principato indipendente di Albania.

Le due crisi balcaniche segnarono il consolidamento territoriale degli Stati nazionali, coronando il risorgimento iniziato nel corso dell’800.

Nel 1913 la Bulgaria fu attaccata dalla Serbia, affiancata dalla Romania e dalla Turchia.

La Serbia divenne quindi una potenza scomoda per l’Austria, oltre a rappresentare da quel momento in poi un punto di riferimento per i nazionalisti slavi.

Conseguenze

Ad eccezione dell’unione di serbi, croati e sloveni, ed altre piccole rettifiche conseguenti al alla Prima Guerra Mondiale, i confini tracciati nell’agosto del 1913 con la Pace di Bucarest rimasero immutati fino ai sanguinosi conflitti balcanici degli anni ‘90 del Novecento.

Tra i vari problemi del Kosovo, rivendicato ed ottenuto da Belgrado, anche se abitato prevalentemente da albanesi, gli slavi, profondamente nemici di tale popolo, commisero una serie di feroci operazioni di pulizia etnica.

Le guerre balcaniche ebbero gravi ripercussioni anche sul breve periodo. L’Austria, uscì molto indebolita da questa crisi, poiché ne bloccò i disegni espansivi offuscandone nettamente il prestigio, mentre la Serbia aumentò la sua forza ed il suo potenziale attrattivo sulle popolazioni sud-slave dell’impero asburgico.

L’Europa appariva pericolosamente divisa in blocchi contrapposti, sempre più solidi e compatti.

La vittoria di Serbia, Bulgaria, Montenegro e Grecia allontanò il pericolo di un’espansione austriaca, mentre la creazione dell’Albania, alla quale Roma concorreva attivamente, corrispose agli interessi di salvaguardia dell’equilibrio strategico dell’Adriatico.

I rapporti tra Roma e Vienna peggiorarono nel corso dei mesi seguenti, soprattutto a causa del problema dell’Albania, dove la loro cooperazione per la nascita di uno Stato autonomo diventò una sorta di “guerra fredda semicoloniale”, come la definì lo storico australiano Bosworth.


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